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Orfeo incantatore

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Orfeo incantatore

Orfeo incantatore” è un progetto nato sulle pagine di Facebook per mantenere il dialogo tra il MIDeC e i suoi estimatori, che adesso trova spazio anche qui sul sito.

La direttrice artistica del museo Lorenza Boisi, artista dal curriculum internazionale e curatrice dell’evento, ha proposto una “lettura espansa” del mito di Orfeo e delle sue qualità di incantatore di animali, in riferimento alla magnifica opera di Angelo Biancini. Opera che è possibile apprezzare al MIDeC sia come modello plastico in gesso nella sala piano terra sia nella versione ceramica, smaltata in verde fondente, nella sala Biancini al piano nobile.

La riposta è stata straordinaria: un contributo inedito di circa 40 artisti contemporanei, italiani e stranieri. Ognuno di loro sì è confrontato con la proposta del museo. Il risultato è un paesaggio Orfico del tutto eclettico, in una libera e interpretata declinazione del mito e dell’opera di Biancini. Questi artisti ci hanno regalato momenti di bellezza e riflessione, sul linguaggio del presente. Per questo, vogliamo offrire loro una galleria virtuale, qui sulle pagine del sito MIDeC.

Galleria delle opere

Artisti partecipanti

Paola Alborghetti – Roberto Amoroso – Antonio Bardino – Giovanni Blanco – Angelo Bellobono – Giulia Berra – Lorenza Boisi – Maurizio Bongiovanni – Marina Maria Buratti – Sabrina Casadei – Jacopo Casadei – Giulio Catelli – Massimo Dalla Pola – Luca De Angelis – Paolo De Biasi – Lorenzo Di Lucido – Massimiliano Fabbri – Vincenzo Ferrara – Elisa Filomena – Alessandro Finocchiaro – Eckard Fuchs – Andrea Grotto – Sebastiano Impellizzeri – Francesco Lauretta – Filippo La Vaccara – Ivan Malerba – Beatrice Meoni – Dario Molinaro – Vincenzo Morlotti – Giorgio Pignotti – Vera Portatadino – Cetty Previtera – Giulio Saverio Rossi – Marco Salvetti – Ignazio Schifano – Simone Stuto – Lorenzo Tamai – Enrico Tealdi – Lofti Zanbagh

Orfeo ed Euridice

Il mito di Orfeo e Euridice è uno dei più celebri di tutta la tradizione mitologica greca. Un amore immenso tra due giovani sposi, Orfeo, bravissimo musicista, e la bellissima ninfa Euridice, viene spezzato troppo presto. Una storia commovente e straziante che ha da sempre appassionato e ispirato i più grandi artisti e letterati di tutti i tempi.

La storia racconta dell’amore tra Orfeo e Euridice. Il giovane Aristeo, un figlio del dio Apollo, si innamorò perdutamente della donna. Euridice, però, non ricambiava il suo amore e ne era quasi spaventata.

Un giorno, nel tentativo di sfuggire ad Aristeo, inciampò in un serpente velenoso, che la uccise. Orfeo si disperò terribilmente e, incurante del destino, decise di scendere agli inferi per riprendersi la sua amata.

Ammaliò Caronte, traghettatore delle anime dei defunti con il suono della sua lira. Poi, con lo stesso stratagemma, riuscì ad incantare anche Cerbero, il guardiano degli inferi. Dopo aver affrontato e superato altri ostacoli, finalmente giunse al cospetto dei due sovrani degli inferi, Ade e Persefone. Persefone, intenerita dall’amore di Orfeo, permise all’innamorato di riavere la moglie a patto che durante il tragitto che li avrebbe condotti fuori dall’Ade, egli non si fosse mai voltato a guardarla.

I due intrapresero il cammino per ritornare insieme nel mondo dei vivi. Proprio sulla soglia degli inferi Orfeo si voltò, convinto di essere ormai del tutto fuori. Euridice scomparve per sempre.

Addolorato dalla perdita ormai irreversibile della sua amata, Orfeo pianse per sette mesi, continuando a suonare la sua lira. Da questo punto, esistono diverse versioni. In tutte, però, Orfeo mori dilaniato e la sua testa continuò a cantare dopo essere stata separata dal corpo e gettata nel fiume Ebro.

Tratto da: cultura.biografieonline.it di Anna D’Agostino

Orfeo di Angelo Biancini

Orfeo incantatore - Angelo Biancini

La grande scultura è un altorilievo composto da più parti realizzate in terraglia forte e decorate con smalto a colaggio verde “204 opaco”. Venne prodotto negli anni 1939 o 1940 in un numero limitato di pezzi.

Questo altorilievo fa parte delle opere dedicate al “mito (quali ad esempio Atteone e Diana cacciatrice), sculture volute probabilmente anche per rinforzare la vicinanza ai concetti politici nell’arte in quel periodo storico.

Se consideriamo la bellezza di esecuzione nella raffigurazione degli animali che attorniano la figura centrale di Orfeo, possiamo pensare che Biancini abbia volutamente prodotto “più opere”, particolarmente curate e poi unite alla magnifica figura di Orfeo posta nella parte centrale. Nella grande scultura i dettagli, particolarmente curati, appaiono molto veritieri. Creano, con il solo contatto visivo, la stessa sensazione di un contatto reale. È certamente una delle più belle ed imponenti sculture eseguite a Laveno.

Descrizione a cura di Enrico Brugnoni.

Orfeo al MIDeC

Orfeo incantatore - Sala gessi Angelo Biancini

“Orfeo Incanta gli animali con la musica”

Modello plastico e edizione in ceramica, verde fondente

di Angelo Biancini.

Il modello plastico è la testimonianza di uno dei molti passaggi di realizzazione di un’opera di questa portata. Nella composizione completa si contano: la figura di Orfeo, suddivisa per necessità di realizzazione in varie componenti, accompagnata da 5 animali.

Il gruppo completo, visibile nella sala a piano terra, comprende anche: un elemento raffigurante due orsi, un elemento con cinghiale, un montone, un elefante ed un elemento raffigurante un albero.

Angelo Biancini

Angelo Biancini (1960)

Angelo Biancini è una delle figure più rappresentative della scultura e dell’arte ceramica italiana del Novecento. Nato a Castel Bolognese nel 1911, nel 1929 s’iscrisse all’Istituto d’Arte di Firenze ed ebbe come maestro Libero Andreotti che raccomandava ai suoi allievi di confrontarsi sempre con la natura. Gaetano Ballardini lo aiutò a trasferirsi a Laveno dove, dal 1937 al 1940, Biancini collaborò con Guido Andlovitz, direttore artistico dell’azienda.

Il suo nome rimane legato a Faenza, città dove ha lavorato fino alla morte. Qui insegnò all’Istituto d’Arte per la Ceramica di Faenza e, nel dopoguerra, subentrò a Domenico Rambelli nella cattedra di Plastica. La manterrà fino alla pensione, contribuendo a formare varie generazioni di artisti e di ceramisti.

Biancini ha segnato la storia della ceramica innovando il suo tempo. Ha contribuito in maniera decisiva all’affrancamento dell’arte ceramica da una condizione “minore” e alla sua affermazione come espressione artistica tout court. Biancini rimane fedele a una figurazione e a un “vero” che hanno fonti riconosciute nella più antica tradizione italiana. Sua singolare capacità è quella di registrare le più tenui espressioni emozionali di soggetti, spesso umili e popolari, che vengono indagati con un acume quasi psicologico.

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